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Alain Danielou - the way to the labyrinth

Questo documentario racconta un viaggio musicale che ripercorre la vita avventurosa di Alain Daniélou attraverso la Bretagna, l’India, Venezia, Roma. È nel palazzo di Rewa, sulle rive del Gange a Varanasi, che Daniélou e il suo compagno di vita, Raymond Burnier, fotografo svizzero, decisero di vivere per 15 anni. In questi luoghi, Daniélou si dedicò allo studio del sanscrito, fu iniziato all’induismo, e studiò la musica classica indiana e la Veena professionalmente. È a quegli anni che si deve la stesura di diversi suoi libri sulla filosofia indù, lo shivaismo e i testi vedici.
Al suo ritorno, nel 1961, Alain Daniélou fondò e diresse l’Istituto Internazionale di Studi per la Musica Tradizionale (IITM) a Berlino, dove fu registrata la prima collezione di «World Music» per l’UNESCO.
La Musica indiana, la danza, la religione e la tradizione a confronto con la modernità, la scultura e la filosofia sono i temi esplorati in questo documentario attraverso gli occhi e l’autobiografia di Daniélou se stesso, con un particolare focus sulla musica tradizionale indiana.

Due telecamere Canon in full HD hanno rivelato la luminosità, il colore e la ricchezza eterna dell’ India, dove antichi rituali si mescolano quotidianamente con il moderno.
Concerti, spettacoli di danza ed episodi di vita quotidiana si alternano ad immagini di archivio, foto e registrazioni d’epoca.

La narrazione della vita in India di Daniélou passa attraverso Delhi, Khajuraho, Varanasi, Calcutta, Shantiniketan, Bhubaneshwar, Konarak, Puri, Gurgaon, Chennai, Mamallapuram, Pondicherry, Chidambaram, nonché la scuola e la vita a Shantiniketan, la famiglia Mishra e la loro scuola di musica, le cerimonie tradizionali, i matrimoni tra famiglie di musicisti, concerti e spettacoli.
In Europa, i luoghi significativi e gli amici di Daniélou: Venezia, dove ha fondato l’Istituto Internazionale di Studi Musicali Comparati (ora parte della Fondazione Giorgio Cini a San Giorgio Maggiore), Zagarolo non lontano da Roma, dove nel 1969 ha creato la Fondazione Harsharan, ora della Fondazione Alain Daniélou, che è per altro l’ente finanziatore del film documentario. Inoltre Berlino, Parigi, Losanna, Bretagna e New York.

INTO THE LABYRINTH - Alain DaniélouIl Materiale in HD è arricchito dalle preziose foto di archivio della Fondazione Alain Daniélou, circa 9.000 fotografie originali, scattate in India tra il 1935 e il 1955 da Alain Daniélou e Raymond Burnier. Daniélou e Burnier, percorrendo l’India alla guida di un roulotte, la prima a sbarcare nel sub-continente, sono stati i primi occidentali a fotografare i templi indiani quasi sconosciuti in Occidente all’epoca. Queste fotografie sono state poi presentate nelle più grandi esposizioni internazionali a Parigi (1948), Roma (1949) e New York (Metropolitan Museum, 1949).

Si aggiungono diverse interviste ad amici, conoscenti di Alain Daniélou, musicisti, ballerini, musicologi:

Sophie Bassouls, Bettina Baumer, Nicola Biondi, Abani Biswas, Carla Bonò, C.V. Chandrasekhar, Debu Chaudury, Subroto Roy Chowdury, Jacques Cloarec, Jean Paul Cluzel, Werner Durand, Giovanni Giuriati, Lars Koch, Yamini Krishnamurti, André Kudelski, Raghunath Manet, Maria Grazia Marchianò, Gabriel Matzneff, Amarnath Mishra, Neeraj Mishra, Ravi Shankar Mishra, Dominique Nabokov, Savitry Nair, Jean Pierre Pastori, Marie-Claude Pietragalla, Ritwik Sanyal, Malavika Sarukkai, Mallika Sarabhai Dance Company, Shantala Shivalingappa, Reba Som, Padma Subramanyam, Shubdal Tinkari, Emanuele Trevi, Ivan Vandor, Kapila Vatsyayan, Roman Vlad, Eric Vu An, Albrecht Wiedmann.

Altre interviste:

Taru Kanti Basu, Samuel Berthet, Ugo Bonessi, Radha Burnier, Silvano Bussotti, Francesca Cassio, Claude Cellier, Jean Clausel, Amelia Cuni, Kenneth Hurry, Swaminathan Kalidas, Krishan Kannah, Anand Krishna, Stefan Kudelski, André Larquié, Giorgio Milanetti, Bernard Mueller, Peter Pannke, Roberto Perinu, Guillaume Pires, Anne Prunet, Harihara Raghavan, Bodhirupa Sinha, Alberto Sorbelli, Raffaele Torella, Anne Tual.
La maggior parte di queste interviste si tradurrà in un DVD e andrà ad arricchire gli archivi della Fondazione Alain Daniélou.

 

 

 

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